Archive for settembre, 2007

per diana la cacciatrice

(espressione di profondo disappunto utilizzata di solito in presenza di Sofia che mi cazzia -giustamente- se mi lascio andare al turpiloquio davanti a lei. Il mio turpiloquio è, peraltro, particolarmente abbondante e colorito. Del resto le origini son quel che sono, già si sa).
Comunque, sono andata in Feltrinelli a fare incetta di libri, avevo praticamente finito la scorta dei non letti.
Quindi mi è toccato mettere in ordine i già letti nel 2007, che solitamente stanno in orizzontale, davanti ai già letti italiani ultima fila dal basso. Non c’è più spazio, per Diana la cacciatrice. Non so più veramente dove mettere i libri spagnoli, francesi, inglesi. Che, dopo gli italiani, son quelli che leggo di più, porco il dentino da latte…
Insomma, dove cazzo me li infilo, io, quel po’ po’ di libri che, da qui al giorno in cui il Destino avrà deciso di togliermi di torno, ma anche solo da qui ai prossimi mesi, ho intenzione di leggere?
Non sono ovviamente tollerate risposte volgari…

lalaura

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non ci sono parole…

Da Il Manifesto 27.9.07
Quelle urla nel silenzio

Marina Forti

Da almeno quarant’anni la Birmania si sottrae agli occhi del mondo, come una casa sprangata e nascosta dietro un muro troppo alto per guardare dentro. Da quando hanno preso il potere nel 1962 con un colpo di stato, i militari hanno costruito una cortina di buio. La Birmania è diventata un paese isolato dal mondo, informazione censurata, internet filtrata, contatti con l’esterno minimi. Ma nessuna censura riesce mai a essere totale. Ieri le immagini dei militari che infieriscono sui giovani monaci di Yangoon hanno fatto il giro del mondo. Abbiamo visto il fumo e gli spari, i manganelli che si abbattono sui giovani avvolti nelle tuniche, i volti insanguinati degli studenti. La cortina di buio è crollata. Le proteste di queste settimane in Birmania sono la prima rivolta di massa contro il regime militare dal 1988, quando le proteste studentesche furono spente con un massacro. Non arrivate inaspettate, almeno per chi conosce un po’ il paese. Dopo il massacro del 1988, e le elezioni annullate del 1990, l’opposizione birmana è costretta all’esilio o al lavoro sotterraneo: ma non è scomparsa. La politica è ovunque fatta di simboli e il volto sorridente di Aung San Suu Kyi, leader della Lega per la Democrazia, è un potente simbolo anche se costretta agli arresti e al silenzio. Non solo: una nuova generazione di studenti oggi si richiama a quelli che si erano ribellati vent’anni fa, e in questi giorni è scesa nelle strade. Poi ci sono i monaci, da sempre parte rispettata e importante della società birmana – e tanto più in un paese governato dalla censura, dove il monastero è anche scuola e luogo di confronto. Ora i monaci buddisti esercitano il loro «ruolo morale» sfilando nelle strade, facendosi microfono di un’intera popolazione, chiedendo democrazia e dialogo. Hanno calibrato bene i loro gesti: nei loro cortei hanno toccato prima la residenza di Aung San Suu Kyi, simbolo di unità, poi l’ambasciata cinese, perché il sostegno di Pechino è indispensabile alla giunta militare. Finora il mondo è rimasto indifferente a quanto succede in Birmania, nascondendosi dietro l’ipocrita formula del «dialogo costruttivo» (è il caso del’Italia). È stato necessario vedere il sangue nelle vie di Yangoon perché le potenze mondiali uscissero dall’apatia. Ora risuonano parole indignate, si riunisce il Consiglio di sicurezza dell’Onu, si parla di condanne. Bene: bisogna che la Cina usi la sua influenza sulla giunta militare birmana. Servono sanzioni vere, non simboliche come quelle sui visti preanunciate dal presidente degli Stati uniti George W. Bush. La forza del governo militare di Yangoon sta nell’aver rastrellato negli ultimi vent’anni grandi investimenti stranieri: il più importante è quello di Total-Fina e Unocal, che hanno messo due miliardi di dollari nello sfruttamento del gas naturale chiudendo gli occhi alla repressione e al lavoro forzato imposti dal governo militare attorno al loro gasdotto. Il «dialogo costruttivo» non regge più. Gli studenti e i monaci di Yangoon si aspettano che il mondo li sostenga.

LaVale

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la scelta del quotidiano

io leggo il Corriere.
Però, ricevo dagli amici radicali e inoltro:
“Domani venerdì 28 settembre su La Repubblica
parte una richiesta su quanto ci costa il vaticano.
Passaparola e passa dall’edicola.

Ciao Maurizio”

domani anche Repubblica

lalaura

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dedicato all’old…

Ma l’amore
non e’ nel cuore,
ma e’ riconoscersi dall’odore.
E non puo’ esistere l’affetto
senza un minimo di rispetto
e siccome non si puo’ farne senza
devi avere un po’ di pazienza
perche’ l’amore e’ vivere insieme
l’amore e’ si volersi bene
ma l’amore e’ fatto di gioia
ma anche di noia.

E dopo un po’ mi sono rilassato
e con l’andar del tempo
ho anche imparato
che non serve esser sempre perfetti
che di te amo anche i difetti
che mi piace svegliarmi
la mattina al tuo fianco
che di fare l’amore con te
non mi stanco
che ci vuole anche del tempo
ma lo scopo e’ conoscersi dentro.

E. Finardi , La forza dell’amore [1990 credo…]

LaVale

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attacco mediatico

intanto ha preso l’1,4% dei voti, quindi, per favore, togliamogli voce in capitolo, da qualsiasi capitolo. parla troppo, se ne parla troppo, se ne legge e vede altrettanto.
poi, complimenti per averlo messo a fare il Ministro di Grazia e Giustizia. Ci vuol davvero una faccia tosta, ma qui parliamo di professionisti in materia
poi ancora: hai detto che ti voglion fottere? ecco, vattinne. questo però mi ha divertito, e anche un po’ amareggiato.

lalaura

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oh, là

Una buona notizia: sabato alle 18 inaugurano il secondo negozio del mio negozio preferito. Sì lo so la forma non è il massimo: sta di fatto che il mio negozio preferito apre un secondo negozio. Flagship store. Nel senso che più ci metti più ci trovi. E, en conséquence, più ci spendi. Comunque vado a vederlo, anche se, ad oggi, credo di potermi permettere, di quel cavolo di marca, solo, che ne so, il sacchetto (che è, appunto, aggratis).
lalaura 

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t’arrise la Vittoria, t’arriderà l’amor

o Viki, buon primo compleanno!
sembra ieri che urlavo nella cornetta al tuo papà “se non ti sbrighi la partorisco al bagno”… era quest’ora, minuto più, minuto meno.
un anno: sembra che sia volato. invece no.
auguri!
lalaura

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