Archive for maggio, 2008

se il buongiorno si vede dal mattino

  1. la carfagna ha detto che la famiglia è il nucleo fondante della società. poco importa se poi la donna deve vivere da subalterna, pigliarsi mazzate a morte dal marito frustrato (ma secondo la carfagna senza maiuscola il marito è frustrato e la ammazza di botte solo perché lei rompe i coglioni, in estrema sintesi). tanto lei non è sposata, non ha figli, non è coppia, non è un cazzo. è la carfagna, e si autoesplica.
  2. siccome la famiglia è il nucleo fondante allora sì, è giusto tagliare i fondi ai centri antiviolenza. eran 2 lire, ma togliamo pure quelle
  3. papa natzi ha detto che bisogna finanziare le scuole private
  4. il papa natzi è gioioso per il nuovo clima politico. sticazzi. io no.

la conclusione mia personale è che per quanto ci riguarda, povere tristi donnette, non solo dobbiamo tacere se pigliamo le mazzate, perché la carfagna si è pronunciata con frasi aberranti del tipo che se la donna si vuole separare allora il marito la mena (e quindi è giusto che la meni, perché il divorzio è la vera tragggedia, essendo la famigghia il nucleo fondante della società), che la donna non denuncia il marito violento perché così lui si pente cristianamente, che lei vuole agire con concretezza. Concretamente, hanno tagliato i fondi ai centri antiviolenza.
Vaffanculo.
lalaura

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che schifo

ieri mattina, ore 7.55 io e bianca dirette verso la scuola materna andiamo aprendere la macchina.
faccio salire bianca, le metto la cintura vado al posto di guida, apro la portiera mi siedo e guardo fuori.
e cosa vedo? una cacca [non in senso biblico ma poprio nel senso della merda] umana o animale, che troneggia sul vetro, guardo meglio e ce ne sono altre due sul cofano.
alcuni pensieri in ordine sparso:
– che schifo
– che stronzi
– comecazzolatolgo????
– non far partire il tergicristallo
– avrò dei fazzoletti?
– … se questo è l’inzio della giornata chissà il resto
– voglio tornare a casa a dormire

dopo tutto ciò ho tolto le cacche con dei fazzoletti e mia figlia ha avuto il coraggio di cazziarmi perchè le ho buttate per terra … ecco a voi nuovi cittadini. aveva ragione lei, però e che cacchio mica sono nata per soffrire!!!

LaVale

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accanimento

che schifo.
Tutti a riempirsi la bocca di melassa cattolico-accanita, e intanto si decide di lasciare a un essere di pochi giorni, come unici ricordi di una vita brevissima, solo dolore. Togliendo ai genitori ogni possibilità di decidere. Alla fine è “solo” figlio loro.
Sono disgustata
lalaura

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com’è triste il lunedì

con voglia di lavorare pari a zero, mal di testa enormissimo, raffreddore da umido e dopo bel week end, iniziato con un aperitivo venerdì sera con Bebina, donna con la sensibilità di 800 persone messe insieme,
proseguito con partenza per la campagna. partenza intelligente perché mentre io prendevo l’aperitivo l’uomo di casa provvedeva a infilare pigiama alle piccole, caricarle in macchina e provvedere al mio ritiro.
sabato si è palesato con un’aura da 2 novembre, e un clima uguale. Ma tant’è: abbiamo dipinto 1 coppia di persiane di due della camera 1 su tre almeno. Nel senso che fanno schifo da come son conciate e ci siamo (si è) posti (posto) l’obiettivo di dipingere quelle che danno verso il centro entro l’anno. Mentre quelle che danno sulla periferia vediamo. Chi conosce la casa sa che una parte risiede in centro, l’altra in periferia. Questo per capire quanto è grande il paese…
Dunque abbiamo scartavetrato due settimane fa, e dato la prima passata di verde vittoria questo week end. Siccome si va su per il prossimo ponte, ci sta che si finiscano almeno le persiane di una su tre stanze.
Evvabbè.
domenica, sempre sotto la pioggia perché non ci facciamo mancare nulla, siamo andati al battesimo della Teresa. Bel pranzo tra amici, all’aperto ma al coperto. Cucina salentina, che a Valenza, AL, non guasta.
Mi son molto divertita soprattutto a vedere le fanciulle non ancora accasate giocare a far le mamme con i vari piccoli. I fanciulli non ancora accasati facevano gli gnorri, ma ci stavano dentro.
Vittoria e Sofia si sono infangate fino alla punta dei capelli, ma si sono divertite molto.
A me quando passo giornate così vien voglia di vivere in una comune, non facendo nulla di nulla se non lo stretto necessario, e chiacchierandomela amabilmente tutto il santo giorno.
Non si può, capperini, non si può
lalaura

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lainate e dintorni

da quando le lezioni hanno spazzato via quella combircola di politici, politicanti, uomini e donne che mi hanno, in questi anni, rappresentato in parlamento vivo, ascolto i telegiornali e leggo i giornali un po’ con il fiato sospeso, incredula di quello che vedo, leggo, sento ma più che altro spaventata di quello che potrò leggere, vedere, sentire.

quello che mi ha lasciato basita nell’ultima settimana è stato leggere del “pacchetto sicurezza”, norme, normette, leggi  e leggette che fanno inorridire. lo straniero, l’altro da sé rappresenta ad oggi il nemico, il diverso quello da cui proteggersi e io francamente non capisco. poi qualche giorno fa leggo una notizia: un’anziana signora che vive nella provincia milanese ha tenuto segregata per 1 anno una donna rumena; le era concessa una doccia fredda al mese, gli avanzi dl cibo della sua “padrona” e tante altre umiliazioni; i vicini sapevano ma da buoni lombardi si facevano gli affari propri. la signora del milanese minaccia la donna rumena di denunciarla come clandestina celandole che la romani è ormani nell’unione europea [unica cosa comica, forse tragicocomica della vicenda]. Oggi robecchi sul manifesto si chiedeva come mai quando uno straniero delinque i giornali sbattono in prima pagina la foto segnaletica e il nome e cognome, della nostra vecchina invece non sappiamo neanche le iniziali, la sua provacy è salva … ora sono più serena.

infine stamattina leggo del raid romani, opera di un gruppo di fasciti facinorosi contro la comunità cingalese romana rea di chissà cosa.

allora io propongo: variamo qualche norma, normetta, legge o leggetta che sia a protezione di questa povera gente aggredita ingiustamente dagli italiani!

LaVale

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ricordo

che 16 anni fa moriva Giovanni Falcone. Ero in Università quando diedero la notizia. Accanto a me un amico, Luigi, catanese, ha stretto le mani a pugno. Erano bianche da tanto le stringeva. Tremava ed era, si vedeva benissimo, furioso proprio perché si sentiva impotente di fronte a quello che avevamo appena sentito. Nonostante la sua faccia da “greco antico”.
Ricordo, la sera a tavola con i miei, piangevamo tutti guardando il tiggì. In fondo siamo meridionali e siamo sentimentali dalla commozione facile. Ci sentivamo, mi ricordo, più soli. Ma anche lì, nessuno di noi ha proferito verbo, a parte un “grandissimi figli di troia”. Perché siamo persone dalla facile commozione, ma anche riservati sugli stati d’animo.
Poi arrivò luglio, e ammazzarono l’altro. Ma di questo se ne parlerà tutti a luglio. Poi tanto ci saranno le vacanze, e chi ci pensa più.
La sensazione è che in questi 16 anni ad andare sempre più spesso in vacanza sia l’intelligenza di tutti, e l’impegno, e l’attenzione.
Io continuo ad incazzarmi come una serpe di fronte a certe vacanze intellettive. 
Chi è stupido merita di esser poi trattato in quanto tale. E questo è la fine a cui siamo destinati.
Tutto qui.
Solo che a furia di stare con gli stupidi c’è il rischio di abituarsi, e di adattarsi.
lalaura

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baby blues

Dunque stasera sono andata al cinese con le bambine, perché Mik è via per lavoro e non avevo voglia di cucinare.
Solito ristorante, solito tavolo, solito seggiolino per Viki, solite nuvole di drago con solita salsa agrodolce che, non bastasse Viki a trangugiarla a mo’ di succo di frutta ci si è messa pure Sofia, giustamente; solito tutto: i bambini sono esseri abitudinari, e i tipi del ristorante mi sa che l’han capito da mo’.
Vado lì perché è dietro casa, perché si mangia bene, perché se sono sola mi aiutano, i due titolari si siedono con noi, e ce la raccontiamo.
Un giorno vi racconto cosa ci raccontiamo. Oggi no. Solitamente si parla di bambini, visto che abbiamo figli abbastanza coetanei. Il loro grande va al Gonzaga. Le mie all’asilo comunale. Alla faccia dei pregiudizi sullo straniero, eh…
Vabbè tutto ‘sto preambolone per raccontarvi una scena che mi ha lasciato così, non ho ancora capito come, ma prima o poi ci arrivo. Forse.
Di fronte al nostro tavolo, il solito tavolo, si diceva, si siedono marito e moglie primipari di piccola di 25 giorni (io, si sa, i cavoli miei non me li riesco proprio a fare; le mie figlie neanche, visto che hanno passato 3/4 del tempo in processione verso la carrozzina, in religioso silenzio perché le ho minacciate di percosse se avessero svegliato la piccina. Se Mik sa che si sono alzate da tavola menzamaddiu, ma si sa, quando son sola mi si abbassano le difese civili ed educative). Con loro la sòcera, la mamma di lui, english, compassata, una vera lady.
Lui non si è cagato la moglie neanche un secondo, ma zero, eh. Ha ordinato una bottiglia di vino bianco, ha servito prima la madre (giusto, è la persona più anziana a tavola, l’ho visto alla TV, si fa così), poi la moglie (aveva la fede al dito, ho visto pure quella). Ha brindato solo con la madre. Con la moglie no.
Poi man mano hanno portato le ordinazioni a tavola.
Fortuna che le nostre arrivavano a rilento, e così ho potuto osservare tutto.
Tipo: “Chi ha chiesto spaghetti di soia?”
E lo stronzo “Lei” indicando la moglie con il pollice, e lo sguardo schifato
“Chi ha chiesto gambeloni alla piastla?”
E lui “Lei”, stessa modalità.
E fin qui, vabbè, magari avevano litigato. Magari alla tipa neomamma non andava di uscire a cena con la lady sòcera. Capirai, una figlia di 25 giorni, sei un po’ tanto presa dai fatti tuoi…
Ma lo sguardo
Quello sguardo perso nel vuoto mentre come un automa ninnava la carrozzina, anche se la piccola era lì tranquilla e non fiatava (errore, non si fa, se il piccolo tace non te lo filare di pezza, sennò poi se ne approfitta – gliel’ho detto? No).
Quel senso di straniamento.
Quell’alienazione.
Tutto a un tratto mi è risalito un non-so-cosa, che avrei voluto dare una sediata in testa allo stronzo (che magari non lo è, ma, d’ufficio, da stasera lo diventa) e alla lady: che facevano finta di niente, hai capito: parlavano di cagate mentre la tipa era lì, attaccata alla carrozzina come Leo di Caprio al pezzo di legno in Titanic un attimo prima che gli si congelassero le dita, con uno sguardo allucinato, persa in chissà cosa. Ci penso e mi sento male per quante volte mi è successo, e, ogni volta, pretendevo di far finta di niente, dovevo essere contenta perché tutti dicono che quando si diventa madri si è felici, belle, appagate, serene, piene di qualcosa che prima non c’era e adesso sì.
Un cazzo.
Ah, Vittoria e Sofia questa sera hanno mangiato i lavioli alla piastla. Era questa la novità. 
Poi, come al solito, caffè con sfogliatella per me, e un cannoncino per le piccole, nella pasticceria all’angolo. Come al solito.
Un’altra mamma quasi implorava piangendo, imbarazzata, il figliolo di 5 anni di non scagliarsi con la testa contro la vetrina, anche perché poi quello più piccolo lo voleva imitare…
Insomma, prossima volta che mi sento dire “eh, ma voi mamme sì che siete fortunate” azzanno diretta alla giugulare.
lalaura

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