è Halloween e sticazzi, aggiungerei. che a me proprio ’sta festa lascia totalmente indifferente.
invece le piccole oggi hanno fatto vacanza. non per halloween, non per gli scioperi legati alle scuole, che, almeno nel loro caso, erano aperte, ma perché mi sono svegliata tardi, e voglia di fare di corsa sotto la pioggia con due creature per portarle ai rispettivi asili, zero.
E quindi, visto che non ho molto da fare lavorativamente parlando, siamo state a casa.
Oggi ho deciso, si ascolta la Traviata. Anzi si guarda, sul pc di mamma.
Commento di Sofia: “Si ma perché Violetta urla? Che bisogno c’è?”
Ecco i frutti di una sana educazione repressiva (“non si urla”, “non si devasta casa”, “si mangia a tavola, e composti”, “usa la forchetta e non le mani”, “non ti infilare le dita nel naso”, “saluta”, “si dice per favore”, “si dice grazie”, e via discorrendo): finisce che la ragazza non mi apprezza l’arte, finisce…
Comunque stasera si parte per il week end, si va in quella città che, a detta affettuosa di chi ci vive, adesso è migliore, perché hanno aperto Zara…
lalaura
Archivio per Ottobre, 2008
oggi
mi vien da vomitare

non ci sono altre parole.
questa mattina guardavo le educatrici delle mie figlie e mi sentivo una merda.
ma tanto le mie figlie alla scuola privata non ci andranno mai. per tante ragioni.
lalaura
considerazione è…
.., avere una madre che ti parla ininterrottamente a 10 cm dall’orecchio mentre controlli la versione definitiva della versione definitiva (non è una ripetizione) della presentazione di un lavoro che ti ha fatto dannare nelle ultime 3 settimane.
Ma cosa dico dannare, penso di aver raggiunto apici di bruttura e stanchezza e stress che mai fino ad ora.
E, quando le spieghi la ragione per cui sei così sbattuta, avere, come risposta “guarda che belle cosine ho comprato alle bambine”.
Son cose che tirano su il morale.
Fa niente. Vado a preparare il fegato per domani. Ossia il mio fegato, per la festa abbastanzatantoalcoolica.
Sperando qualcuno porti il plasil, ecco. Ché son mica tutti come il Beppe…
buon weekend
lalaura
quelli che scrivono
xsone al posto di persone
ke al posto di che
qst al posto di questo/e/i/e
qnd al posto di quando
nn al posto di non
xkè al posto di perché
cn al posto di con
e via discorrendo
e lo fanno anche nelle mail, non solo negli sms (che anche lì: il dono della sintesi, e non dell’abbreviazione…), ma lo fanno persino nelle mail di lavoro: vi venisse un crampetto alle manine, ma che duri un po’
lalaura
Roberto Saviano
da Repubblica di oggi:
GRAZIE per tutto quanto state facendo. È difficile dimostrare quanto sia importante per me quello che è successo in questi giorni. Quanto mi abbia colpito e rincuorato, commosso e sbalordito sino a lasciarmi quasi senza parole. Non avrei mai immaginato che potesse accadere niente di simile, mai mi sarei sognato una tale reazione a catena di affetto e solidarietà.
Grazie al Presidente della Repubblica, che, come già in passato, mi ha espresso una vicinanza in cui non ho sentito solo l’appoggio della più alta carica di questo paese, ma la sincera partecipazione di un uomo che viene dalla mia terra.
Grazie al presidente del Consiglio e a quei ministri che hanno voluto dimostrarmi la loro solidarietà sottolineando che la mia lotta non dev’essere vista disgiunta dall’operato delle forze che rappresentano lo Stato e anche dall’impegno di tutti coloro che hanno il coraggio di non piegarsi al predominio della criminalità organizzata. Grazie allo sforzo intensificato nel territorio del clan dei Casalesi, con la speranza che si vada avanti sino a quando i due latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine – i boss-manager che investono a Roma come a Parma e Milano – possano essere finalmente arrestati.
Grazie all’opposizione e ai ministri ombra che hanno appoggiato il mio impegno e quanto il governo ha fatto per la mia sicurezza. Scorgendo nella mia lotta una lotta al di là di ogni parte.
Le letture delle mie parole che sono state fatte in questi giorni nelle piazze mi hanno fatto un piacere immenso. Come avrei voluto essere lì, in ogni piazza, ad ascoltare. A vedere ogni viso. A ringraziare ogni persona, a dirgli quanto era importante per me il suo gesto.
Perché ora quelle parole non sono più le mie parole. Hanno smesso di avere un autore, sono divenute la voce di tutti. Un grande, infinito coro che risuona da ogni parte d’Italia. Un libro che ha smesso di essere fatto di carta e di simboli stampati nero su bianco ed è divenuto voce e carne. Grazie a chi ha sentito che il mio dolore era il suo dolore e ha provato a immaginare i morsi della solitudine.
Grazie a tutti coloro che hanno ricordato le persone che vivono nella mia stessa condizione rendendole così un po’ meno sole, un po’ meno invisibili e dimenticate.
Grazie a tutti coloro che mi hanno difeso dalle accuse di aver offeso e diffamato la mia terra e a tutti coloro che mi hanno offerto una casa non facendomi sentire come uno che si è messo nei guai da solo e ora è giusto che si arrangi.
Grazie a chi mi ha difeso dall’accusa di essere un fenomeno mediatico, mostrando che i media possono essere utilizzati come strumento per mutare la consapevolezza delle persone e non solo per intrattenere telespettatori.
Grazie alle trasmissioni televisive che hanno dato spazio alla mia vicenda, che hanno fatto luce su quel che accade, grazie ai telegiornali che hanno seguito momento per momento mutando spesso la scaletta solita dando attenzione a storie prima ignorate.
Grazie alle radio che hanno aperto i loro microfoni a dibattiti e commenti, grazie specialmente a Fahrenheit (Radio 3) che ha organizzato una maratona di letture di Gomorra in cui si sono alternati personaggi della cultura, dell’informazione, dello spettacolo e della società civile. Voci che si suturano ad altre voci.
Grazie a chi, in questi giorni, dai quotidiani, alle agenzie stampa, alle testate online, ai blog, ha diffuso notizie e dato spazio a riflessioni e approfondimenti.
Da questo Sud spesso dimenticato si può vedere meglio che altrove quanto i media possano avere talora un ruolo davvero determinante. Grazie per aver permesso, nonostante il solito cinismo degli scettici, che si formasse una nuova sensibilità verso tematiche per troppo tempo relegate ai margini. Perché raccontare significa resistere e resistere significa preparare le condizioni per un cambiamento.
Grazie ai social network Facebook e Myspace, da cui ho ricevuto migliaia di messaggi e gesti di vicinanza, che hanno creato una comunity dove la virtualità era il preludio più immediato per le iniziative poi organizzate in piazza da persone in carne e ossa.
Grazie ai professori delle scuole che hanno parlato con i ragazzi, grazie a tutti coloro che hanno fatto leggere e commentare brani del mio libro in classe. Grazie alle scuole che hanno sentito queste storie le loro storie.
Grazie a tutte le città che mi hanno offerto la cittadinanza onoraria, a queste chiedo di avere altrettanta attenzione a chi concedono gli appalti e a non considerare estranei i loro imprenditori e i loro affari dagli intrecci della criminalità organizzata.
E grazie al mio quotidiano e ai premi Nobel e ai colleghi scrittori di tante nazionalità che hanno scritto e firmato un appello in mio appoggio, scorgendo nella vicenda che mi ha riguardato qualcosa che travalica le problematiche di questo paese e facendomi sentire a pieno titolo un cittadino del mondo.
Eppure Cesare Pavese scrive che “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.
Io spesso in questi anni ho pensato che la cosa più dura era che nessuno fosse lì ad aspettarmi. Ora so, grazie alle firme di migliaia di cittadini, che non è più così, che qualcosa di mio è diventato qualcosa di nostro. E che paese non è più – dopo questa esperienza – un’entità geografica, ma che il mio paese è quell’insieme di donne e uomini che hanno deciso di resistere, di mutare e di partecipare, ciascuno facendo bene le cose che sa fare. Grazie.
Un pugno nello stomaco.
Io auguro a quest’UOMO di enorme levatura di riuscire a sentirsi meno solo, un giorno.
lalaura
clausola umanitaria
io già non sopporto carla bruni, lei, la sua spocchia, la sua voce, la sua allure, tutto.
però adesso che sia anche orgogliosa di aver impedito l’estradizione di una brigatista, accusata di omicidio, proprio non riesco a mandarlo giù.
e quindi, oltre a credere che la Francia sbagli da sempre con la politica di protezione dei rifugiati politici de noantri, perché les intellectuels e les philosophes dei miei stivali hanno un po’ questa visione del mondo distorta, a mio avviso, adesso ci si mette pure ’sta qui che mi fa pure la protettrice. di un’assassina.
e ci si mette pure la sorella, come se già non ne bastasse una.
non è per una questione di vendetta, ma di giustizia. ecco
lalaura
no al decreto gelmini
per chi volesse chiedere a napolitano di NON firmare il decreto gelmini questo è un comodo link
https://servizi.quirinale.it/webmail/
LaVale
non ci capisco più niente

leggendo i giornali in questi giorni non ci capisco più niente.
vero è che io di economia in senso lato [micro/macro] e di finanza non ci capisco un’acca.
ecco le mie perplessità:
fino all’altro ieri i guru mondiali e il sistema politico ci dicevano che il capitalismo e i mercati funzionano, si auto-regolamentano e che privatizzare è bello, quasi erotico.
oggi non si sente che di nazionalizzazione delle banche e che di fallimento del sistema economico GLOBALE. in Islanda c’erano 3 banche private, oggi non ci sono più. sono state nazionalizzate. in belgio la situazione sta precipitanto per non parlare degli USA dove bush passa il suo tempo in Tv a spiegare che la maggior economia mondiale deve rastrellare sul mercato 700 miliardi di dollari di titoli spazzatura.
ieri ad annozero c’era un’analista finaziario che ha scommesso al ribasso sulla caduta del titolo unicredit, ecco il signore ha guadagnato e fatto guadagnare un sacco di soldi senza produrre nulla e senza redistribuire il redddito, almeno le aziende fanno qualcosa di fisico! ecco forse un’attività come quella non inquina, almeno spero!
LaVale
una vita insieme
Mio nonno ha 84 anni.
Di mestiere tirava su i muri, guidava la ruspa, manovrava le gru nei cantieri. Ha studiato la notte per prendere la patente che gli permettesse di farlo, di guadagnare qualcosa di più.
Mio nonno è cresciuto sui monti Nebrodi, con 6 fratelli e una madre che, essendosi rotta i coglioni del marito, l’ha sbattuto fuori da casa e ha fatto quel che ha potuto.
Mio nonno mi racconta che lui mangiava tutti i giorni, perché era il fratello maschio più grande, e per lavorare doveva avere qualcosa in pancia, che lo tenesse in piedi.
Mio nonno a 19 anni era prigioniero di guerra in Austria, in un campo di prigionia attaccato a un campo di concentramento. Mi ha raccontato che quando i prigionieri di guerra passavano le bucce di patata ai prigionieri del campo di concentramento li si fucilava, semplicemente. Mio nonno a 19 anni nel campo di prigionia piangeva e chiamava la mamma.
Mio nonno usciva alle 5 del mattino, andava da Segrate ad Assago in bicicletta, la testa e le mani foderate con le pellicce dei conigli che con mia nonna allevava nella casetta in mezzo al prato, quella vicina all’albero di fichi, quella con la capretta nera, quella con le galline, quella che i ladri che, quando sono venuti a rubare tutto e non sono riusciti, semplicemente le hanno dato fuoco. Io in quella casetta andavo, e, a 4 anni, aiutavo mia nonna a preparare il pastone alle galline. Quando i ladri le han dato fuoco ci son rimasta male. Credo di aver mandato il primo accidente già allora.
Mio nonno si è tagliato un pezzo di mignolo lavorando, e l’ha messo nel fazzoletto per andare a farselo ricucire. Poi quando è arrivato dal medico si è accorto che il mezzo mignolo gli è caduto per la strada, e adesso ha 9 dita e mezzo.
Mio nonno è un uomo di montagna, di poche parole. La vecchiaia lo ha reso facile alla commozione. Non credo abbia mai baciato i suoi figli da piccoli: non c’era tempo per farlo, non c’era la necessità di farlo, non si usava. Oggi mio nonno vede le mie figlie, le sue bisnipoti, e se le vorrebbe sbaciucchiare 1000 volte. Ma le mie figlie temono che i suoi baffi sbilenchi pungano. Mio nonno vede le sue bisnipoti e si commuove.
Mio nonno ha i capelli lunghi, che mia nonna ogni mattina pettina. Poi gli fa una treccia, la lega con un elastico (una volta erano gli elastici di una mia bambola fatta, appunto, di elastici), e gliela infila nel colletto della camicia.
Mio nonno è un gran giocatore di carte. Perché è un uomo di montagna, calmo, sa quando è il momento di fare, di parlare, di tacere, soprattutto, e rimanere a guardare. Mio nonno ha sempre dato lo stipendio alla nonna e attinge, da sempre, alle scorte che stanno dove io so, che sono i soldi del poker, del ramino pokerato, e altro.
Mia nonna ha 82 anni.
Di mestiere ha fatto la madre, la casalinga, le pulizie nelle case dei ricchi. Quando ero piccola andavo con lei. Prima di venire a Milano mia nonna, cresciuta nei pressi di una stazione sul mare nei pressi di Tyndaris, si tirava comunque il mazzo aiutando madre, padre, e gli altri 5 fratelli. Il bisnonno era un mezzadro. Quindi loro mangiavano anche tutti i giorni. E mia nonna aveva una mucca il cui latte allungava con l’acqua perché rendesse di più. Ma la portava a mangiare l’erba buona che rendesse il latte saporito e più grasso.
Mia nonna ha tirato su tre figli da sola. Mia nonna ha partorito in casa, e quando è nata Lorenza sua zia al piano di sotto non si è accorta, perché tutto è accaduto in silenzio. Mia nonna ha partorito con la levatrice, la madre, la suocera, la sorella.
Mia nonna è del segno dei gemelli ed è infatti piena di contraddizioni: è simpaticissima, volgare, spiritosa, ma è anche timidissima. E mi fa impazzire quando manda lampi e fulmini con i suoi occhi grigio verde da berbera.
Mia nonna ha due caviglie finissime, le gambe senza un filo di cellulite, e ancora oggi tocca il pavimento con la punta delle dita senza piegare le ginocchia.
Mia nonna mi ha insegnato che “a megghiu risposta è chidda ca non si duna”, ma anche che “è megghiu perdiri l’amicu chi a risposta”. Quando parlavo di contraddizioni…
Mia nonna fa la pasta in casa, lava i piatti a mano, fa il bagno a mio nonno, gli lava, asciuga, pettina i capelli e gli fa la treccia.
Mio nonno non ha rivolto la parola a mia nonna per un sacco di anni. E nessuno ha detto mai nulla.
Mia nonna ha soprasseduto, ha portato pazienza, e poi, dopo un sacco di anni, la cosa si è risolta.
Io sono cresciuta con i miei nonni. Fino a circa 10 anni vivendo con loro. Li chiamavo mamma e papà. Per forza, avevano 46 e 48 anni, quando sono nata.
Mia nonna mi ha insegnato un perfetto siciliano.
Mia nonna mi ha insegnato a fare i maccaruna, e mi ha insegnato tanto altro.
Mia nonna è una donna con i controcazzi, e magari avessi preso anche solo 1/10 del suo essere donna con i controcazzi.
Mio nonno mi portava sulla canna della bicicletta.
Domenica scorsa i miei nonni hanno festeggiato 60 anni di matrimonio.
Io ero commossissima, e mi piace pensare che tra 10 anni li festeggeremo ancora.
lalaura
velocemente
Emergo un secondo dal troiaio di ’sti giorni, solo per ringraziare GM Fercioni che mi ha fatto un tatuaggio splendido: più lo guardo, più mi incanta.
È una meraviglia
lalaura




