Leggo sul Corriere che anche Celentano, che si è autoassegnato il ruolo di moralizzatore e influenzatore dell’italico pensiero (questo ci meritiamo, poche storie), è contro (come Ferrara, come Bagnasco, e come tanti altri benpensanti del cazzo) la battaglia del padre di Eluana Englaro.
Mi fa piacere pensare a questa Chiesa Cattolica, e a tutti i teodem, e a tutti gli atei devoti, e a tutti gli stupidi generici, che non muovono manco un sopracciglio contro la pena di morte, contro le devastazioni che accadono a qualche centinaio di km da casa nostra, ma alzano il loro ditino giudicante contro un uomo che, solo, ha affrontato per 16 anni la visione e l’assistenza di una figlia che, ridotta a vegetale, si sta spegnendo lentamente. Che non c’è già più, perché il suo esserci non è essere. E che, nel pieno rispetto della legge degli uomini, che è l’unica legge che conta, ha deciso di porre fine a un calvario. Non voglio neanche pensare a cosa significhi dover affrontare un simile dramma. Nemmeno voglio pensare cosa significhi rassegnarsi all’idea che quella che hai davanti è una figlia che non ti dirà mai più ciao, che non parlerà con te, che non ti manderà più a cagare, che, semplicemente, è solo un contenitore fisico di un cervello che non funziona più. Che è finta, che è un simulacro.
Ma penso che tutti quelli che dicono che sia ingiusto staccare la spina, che sia ingiusto abortire un feto gravemente malato, lo facciano solo perché parlano di cose che non conoscono.
Perché a parole siamo tutti bravi e misericordiosi. A parole.
Non vi dico dove vi dovreste mettere quelle bottiglie d’acqua, no, non ve lo dico.
lalaura





pina detto
Glielo dico io dove se le dovrebbero infilare, quelle bottigliette d’acqua??
No, dài, anch’io evito.
Ecco, evitassero anche loro, di dire volgarità.
Marco detto
“L’interruzione di procedure mediche dolorose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati ottenuti, può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o altrimenti da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente”
(dal “Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica” si Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, 28 giugno 2005)
erinni detto
vedo che la coerenza è il loro forte…
la Gatta detto
io sull’argomento non reisco ad avere un’opinione…
non riesco perchè non riesco a immaginare come starei se si trattasse di un genitore/marito/fratello/figlio (orrore orribile)….
e tanto meno riesco a immaginare che cosa vorrei io…
ora mi verrebbe da dire “ma si, lasciatemi morire!”, ma che ne so che cosa penserei se mi trovassi davvero a stare in vita artificialmente???
non lo so, non lo so e non riesco a stare da una parte o dall’altra, non riesco a farmi un’idea astratta…
mi sembra così mostruosa qualunque cosa…
sia decidere di far morire qualcuno che è morto ma non è morto sia decidere di farlo vivere una vita che non è una vita….
quando la malattia mortale di una persona cara mi è passata vicina ho pregato di non dovermici trovare….
perchè qualunque decisione – credo – sia peggiore della perdita stessa.
erinni detto
cara gatta: anche io non riesco ad avere una opinione precisa. c’è che nelle situazioni bisogna trovarcisi. quando mi hanno detto che la mia seconda figlia poteva essere portatrice di handicap, io avevo deciso che, in caso infausto, non avrei portato a termine la gravidanza. poi la sentivo muoversi nella mia pancia e stavo male, mi sentivo una donna di merda, se mi passi il termine. ma, come giustamente dici, occorre decidere. e ogni decisione ha la sua buona dose di errore.
quello che io non comprendo, e non accetto, soprattutto, è che Ferrara, Bagnasco, Celentano (hai capito, le menti eccelse?) debbano intromettersi:
A) in una decisione di un padre, che tutto potrà essere, tranne che decisione non sofferta
B) in una decisione di un giudice
fare del chiacchiericcio da oratorio e acli intorno a un fatto così disastrosamente orrendo è semplicemente idiota, oltre che poco rispettoso, prima di tutto nei confronti di chi quelle situazioni le vive, e che, comunque, qualsiasi decisione prenda, ha già fallito 1000 volte: aspettative, sogni etc
lalaura
erinni detto
sono giorni che rifletto e penso a eluana e a suo padre, soprattutto a suo padre. io trovo abberrante che quest’uomo non possa starsene tranquillo a gestire il dolore di una scelta così atroce e debba invece passare il suo tempo a giustificare la sua scelta agli occhi di coloro che si dichiarano “cattolici” … la PIETAS non sanno neanche dove sta di casa. la PIETAS, che non è solo pietà è quel sentimento di comunione del dolore di condivisione si applica solo quando serve o fa comodo, in questo caso no non serve…
io credo tutti noi dovremmo dire/fare il testamento biologico così che se mai dovessimo trovarci su un letto di ospedale in coma vegetativo, saremmo noi ad aver deciso cosa fare in un senso o nell’altro. Io lo scrivo qui e chiedo che mi venga staccata la spina.
LaVale
la Gatta detto
è che qui tutti, ma proprio tutti tutti, si sentono in dovere di dire la propria…
io per prima…
solo che molto spesso tutti, non tutti, ma quasi, credono che la propria opinione sia legge morale universale…e se non lo è debba diventarlo….
e, sempre troppo spesso, questi “tutti” sono comici, attori, nani e ballerine…
gente insomma, che per mestiere dovrebbe far ridere e raccontare barzellette, non verità rivelate…
e di eluane e papà di eluana ce ne sono tantissimi….e tutti con lo stesso dolore e meno esposizione mediatica….e mille problemi pratici da affrontare e gestire (e il lavoro e i soldi per le – inutili – cure e magari altri figli e magari un genitore anziano e un amtrimonio che va a rotoli…..), oltre naturalmente al dolore….ah già…
e invece ognuno di noi dovrebbe per l’appunto trovarsi nelle situazioni per capire che cosa farebbe…perchè in astratto si pensa una cosa, ma poi, come giustamente osserva lalaura, dover decidere davvero è tutta un’altra storia…
giusto ieri sera parlando con il marito di questa vicenda, nonchè di altre che ci toccano più da vicino, anche se magari meno tragiche, dicevo che la vita è talmente diversa da quella che vorremmo che fosse…e che probabilmente è per questo che io detesto i film tragici…
perchè se nella vita le cose vanno male, le persone si ammalano, soffrono e poi muoiono, beh, almeno a cinema, io voglio che tutti vivano…felici e contenti!
sul mio testamento biologico….io chiedo che mi si espianti tutto l’espiantabile….
old detto
premesso che a me celentano sta sul cazzo dai tempi di ” chi non lavora, non fa l’amore ” che cantava negli anni delle rivendicazioni sociali di cui lui, evidentemente, non sentiva il bisogno, penso che una decisione così delicata debbano prenderla i cari più vicini e lo stato.
che senso ha tenere in vita un vegetale? lo stato, i questi casi, dovrebbe porre un limite temporale. un tot di anni entro i quali o il paziente si riprende o ciccia per gatti ! o meglio, organi per altre persone bisognose.
una delle innumerrevoli contraddizioni della chiesa cattolica è che da una parte ci vuol far credere dell’esitenza di una vita ultraterrena beata ma, in casi come questi, vuole impedire al “vegetale” di turno di potervi accedervi.