ieri sera io c’ero.
Lo dico felice, stanca e orgogliosa. nel 2003 avevo dovuto cedere il mio biglietto all’old, per scongiugrare di partorire Bianca sul prato di san siro.
che bello, che bello, che bello.
c’erano i miei amici, c’era la giusta atmosferma, c’era bella musica, c’era la voglia di stare insieme, ballare e divertirsi. per i primi 4 pezzi c’era un audio pessimo ma dopo è andato migliorando. in barba alla Moratti, bruce ha cantato fino a mezzanotte!
grazie paolinovalentino per avermi procurato il biglietto, sei sempre il migliore!
update:
“Bruce, che fa Bruce? Sempre i ragazzi delle prime file gli allungano dei cartelli con su scritti i titoli dei pezzi che vorrebbero sentire: oggi è la volta di None but the brave, roba da cultori esigentissimi, e difatti lui stesso mormora «chissà se me la ricordo… », poi è Hungry Heart a contagiare lo stadio come un´epidemia di gioia. Corre Bruce e corre San Siro, fino all´epica ferita sanguinante di Last to die («Siamo gli ultimi a morire per i nostri errori»), fino a quella orgia collettiva piena di luce che è Born to run, fino alla commovente Bobby Jean, fino all´inno multiculturale e «obamiana» di American Land, fino ad una inattesa, meravigliosa, beatlesiana Twist and Shout: e c´è chi, dopo tre ore tre di concerto, salta, chi trema, chi gioisce, chi esulta, chi piange: sì, San Siro è un´altra cosa. È ormai un corpo unico. È la storia, è la speranza. È The long walk home, come dice una delle più belle canzoni di Magic, è il ritorno a casa. È l´orgoglio di dire: bastardi, noi siamo ancora qui. Tutti insieme. “
LaVale





